IL MICROCREDITO.

Che cos'è?

Il Microcredito è uno strumento di sviluppo economico che permette l'accesso ai servizi finanziari alle persone in condizione di povertà ed emarginazione.

 

Nei paesi in via di sviluppo, milioni di famiglie vivono con i proventi delle loro piccole imprese agricole e delle cooperative nell'ambito di quella che è stata definita "economia informale". La difficoltà di accedere al prestito bancario a causa dell'inadeguatezza o della mancanza di garanzie reali e delle microdimensioni imprenditoriali, ritenute troppo piccole dalle banche tradizionali, non consente a queste attività produttive di avviarsi e svilupparsi libere dall'usura.

 

I programmi di microcredito propongono soluzioni alternative sia per queste microimprese, sia per le famiglie, offrendo loro una valida opportunità di inclusione finanziaria e sociale.

 

Negli ultimi anni, inoltre, sono in corso tentativi di diffusione del microcredito, con gli adattamenti opportuni, anche nelle economie avanzate a sostegno dei cosidetti "nuovi poveri", cioè non solo coloro che nei paesi sviluppati vivono sulla soglia della sussistenza o al di sotto di essa e che possono trovarsi in gravi difficoltà difronte a spese improvvise anche di piccole entità; ma soprattutto per la piccola impresa e gli artigiani che dai canali tradizionali non possono accedere e si devono rivolgere quindi al social lending o prestiti perr-to-peer.

 

Sempre nell'ambito dei paesi sviluppati, esistono altre dimensioni sostenute dal microcredito, quali per esempio:

- avvio e sostegno di attività economiche (oltre il 20% dei programmi promossi in Italia nel 2006 con una probabilità di restituzione del credito relativamente alta), definibile come "lotta all'esclusione finanziaria";

- sostegno durante gli studi universitari (9,5% dei programmi promossi in Italia nel 2006).

L'accesso al credito

Per la finanza etica, l'accesso al credito è un diritto di tutti. Sembra naturale ma non lo è. L'ONU stima che nel mondo un miliardo e 200 persone vivano con meno di un dollaro al giorno: la maggior parte di loro non ha accesso ai circuiti finanziari tradizionali, non può chiedere prestiti ne versare risparmi.

 

Le banche commerciali non li considerano clienti appetibili: incapaci di fornire garanzie patrimoniali, i poveri muovono capitali così esigui da non giustificare il costo delle singole operazioni. La finanza etica parte da altre considerazioni: sono proprio i poveri ad avere maggior bisogno delle banche.

 

Sia per accedere al credito, e sviluppare o rafforzare attività imprenditoriali minime ma fondamentali per la sopravvivenza, sia per versare e gestire il risparmio, riducendo la vulnerabilità e migliorando la capacità di far fronte a spese impreviste o eccezionali.

 

Una globalizzazione sostenibile, ha assolutamente bisogno che i poveri abbiano accesso al credito.

La storia

L’idea del microcredito, concepito come strumento di sviluppo economico per sostenere la popolazione indiana, duramente provata dalle continue inondazioni, nacque nel 1974, durante la terribile carestia che colpì il Bangladesh.

 

Di fronte a tanta miseria sarebbe stato spontaneo e, probabilmente molto più semplice, cercare di risolvere il problema dedicandosi ad opere di carità.

Ben diverso fu il ragionamento seguito dal Professor Muhammad Yunus.

 

Infatti egli, non solo non riteneva che l’elemosina fosse un aiuto concreto, ma addirittura che la stessa, innescando un circolo vizioso, fosse solamente dannosa per chi l’avesse ricevuta.

 

In altri termini era necessario “educare all'uso del denaro” gli strati più bisognosi della popolazione.

 

Muhammad Yunus, sviluppando le teorie elaborate da Amartya Kumar Sen, (economista indiano, insignito con il Nobel per l’economia nel 1998), decise di trovare un rimedio al problema della povertà servendosi dei suoi studi di economia. Yunus giunse alla consapevolezza che la povertà non fosse dovuta all'ignoranza o alla pigrizia delle persone, bensì al carente sostegno da parte delle strutture finanziarie del paese.

 

Fu così che egli inventò un nuovo modo di concepire il credito, prestando piccole somme di denaro (c.d. microcrediti) ad alcuni abitanti del posto interessati a dar vita ad una piccola attività indipendente, ma considerati imprenditori troppo poveri per ottenere credito dai tradizionali circuiti bancari.

 

Gli stessi abitanti del villaggio destinatari del finanziamento si preoccupavano di garantirne la restituzione; riuniti in “gruppi di solidarietà”, formati da almeno 5 persone, essi si sostenevano vicendevolmente sia negli sforzi di avanzamento economico individuale sia in modo solidale, sentendosi responsabili del gruppo per il rimborso del prestito ottenuto.

Inizialmente l’ammontare del prestito era di soli 27 dollari e venne concesso ad un gruppo di donne del villaggio di Jobra che producevano mobili con il bambù. Esse erano costrette a vendere i prodotti del loro lavoro a coloro dai quali avevano preso in prestito le materie prime ad un prezzo stabilito da questi ultimi. Tutto ciò riduceva drasticamente il loro margine di guadagno, già estremamente modesto e le condannava, di fatto, a versare in uno stato di povertà senza alcuna via d’uscita.

 

D'altra parte, le banche tradizionali non erano, come non lo sono tuttora, interessate al finanziamento di piccoli progetti che presentavano possibilità di profitto notevolmente inferiori rispetto all’elevata percentuale di rischio che comportavano.

Per trasformare in atto compiuto le sue teorie, nel 1976 Yunus fondò appositamente la Grameen Bank, (banca del villaggio), di cui è Direttore dal 1983 e, per questa sua mirabile trovata, venne insignito nel 2006 con il premio Nobel per la pace.

 

Viene da chiedersi perché il Nobel per la pace e non il Nobel per l’economia?

La risposta a tale quesito è data dal motore portante di tutto il pensiero Junusiano: «la pace duratura non può essere ottenuta a meno che larghe fasce della popolazione non trovino modi per uscire dalla povertà».

 

Il microcredito indiano è diventato così uno degli strumenti di finanziamento usato in tutto il mondo per promuovere sviluppo economico e sociale e, attualmente, è diffuso in oltre 100 nazioni, dagli Stati Uniti all'Uganda. "In Bangladesh, dove non funziona nulla - ha detto una volta Yunus - il microcredito funziona come un orologio svizzero".

La Grameen Bank non usa pubblicità: il programma si basa sulla fiducia e quindi e determinante il contatto personale.

 

Dal contesto indiano è partito un percorso estremamente innovativo e rappresentativo di un welfare che parte dal basso.

 

Nato in uno scenario e in una realtà economica e sociale estremamente diversi da quelli tipici del territorio laziale, il sistema del microcredito indiano, per poter avere piena applicazione, ha dovuto subire delle significative trasformazioni.

Da questi adattamenti scaturisce l’idea di coinvolgere una rete di operatori territoriali, nella loro qualità di soggetti che già operano nell’ambito sociale della Regione Lazio, costituiti in cooperative e associazioni "non profit" e appartenenti al mondo del volontariato.

 

A questi Operatori viene affidato l’importante ruolo di “sensori territoriali”, e quindi, in quanto tali, di ricettori delle esigenze dei cittadini comuni che, per i motivi più vari, (spese straordinarie, motivi di salute, redditi familiari troppo bassi, sofferenze bancarie, problemi di protesto, procedimenti penali a carico), si trovano in momenti di empasse economica o sono addirittura esclusi dal tradizionale circuito bancario non potendo accedere al credito ordinario.

 

Lo scopo che ci si prefigge è quello di far si che persone che si trovano temporaneamente in difficoltà economica riescano ad affrancarsi dallo status di “assistito” e vengano, invece, spronate a cercare di risolvere i problemi che le hanno portate ad indebitarsi avendo la possibilità di ottenere in prestito piccole somme di danaro da utilizzare per sanare la situazione economica negativa della loro impresa, per crearne una nuova, per affrontare spese impreviste e migliorare le proprie condizioni di vita o quelle della propria famiglia.

In tal modo il microcredito vuole essere strumento di sviluppo economico e rappresentare una visione democratica del credito permettendo a persone che si trovano in difficoltà economica e in situazioni di emarginazione l’accesso al credito ordinario previsto da quel circuito bancario dal quale, normalmente, sono escluse.

 

In conclusione, il microcredito deve svilupparsi fino ad assumere la dignità e le caratteristiche proprie dei servizi di microfinanza forniti dagli Istituti di Credito, quali servizi bancari di base, conti correnti specifici, carte prepagate, raccolta del risparmio, assicurazioni, servizi destinati alle fasce economicamente più deboli della popolazione e che riguardino operazioni di importo estremamente ridotto, un campo nel quale il sistema finanziario tradizionale, ritenendo questo tipo di beneficiari non solvibili e considerando troppo elevato il costo delle necessarie spese di gestione, manifesta una forte resistenza ad operare.

 

Tuttavia, in considerazione dell'aumento dei "nuovi poveri", cioè di tutti coloro che si trovano in situazioni definite borderline, ai limiti della sopravvivenza e che si trovano seriamente in difficoltà presentandosi la necessità di dover affrontare spese improvvise, anche se apparentemente di lieve entità, è auspicabile che il Microcredito e la microfinanza in genere, non rimangano gli unici strumenti esistenti per sconfiggere il problema della povertà largamente diffusa nel territorio regionale.

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