RiUscire.

La pandemia che il nostro Paese sta vivendo è caratterizzata da un’emergenza sanitaria e da un’emergenza sociale che sta spostando il focus su vecchie fragilità, già conosciute ma oggi estremizzate, e nuove fragilità che il lockdown ha esacerbato.


La chiusura di molte attività produttive ha comportato una contrazione della domanda di lavoro per cui molte persone che vivevano grazie a lavori intermittenti o al nero si stanno trovando senza alcuna fonte di reddito: tutto il settore della ristorazione, del lavoro di cura domiciliare, delle attività culturali, l’intrattenimento (giostrai, circensi) e molte altre tipologie di lavoratori autonomi precari e stagionali.

Le misure adottate dal Governo con il DPDC “Cura Italia” costituiscono una prima risposta in difesa del reddito dei lavoratori dipendenti e dei professionisti, garantendo un’immissione di liquidità importante a difesa diretta e indiretta dei bilanci familiari di un ampio numero di famiglie. Analogamente, i finanziamenti arrivati ai Comuni per sostenere le misure di emergenza hanno dato una boccata d’ossigeno agli interventi di emergenza che sono stati da subito attivati dai servizi sociali e dalla protezione civile in collaborazione con gli enti di terzo settore. Tuttavia queste misure non sono abbastanza intense e non abbastanza diffuse per costituire quella rete universale di cui hanno assoluto bisogno le categorie prive della copertura dei tradizionali ammortizzatori sociali.

La situazione attuale richiede risposte immediate e la capacità di mettere a punto degli strumenti flessibili e tempestivi affinché non si allarghi e non si aggravi ulteriormente il disagio economico e sociale di una larga fascia di popolazione.

La domanda che investe già oggi il territorio rimanda al dopo, alla “fase 2” che interpella tutti gli attori, istituzionali, economici e sociali.
Le nuove fragilità sociali che emergono sollecitano la predisposizione di dispositivi economico-sociali finalizzati a contenere il disagio e a facilitare la ripartenza, attraverso la messa in campo di risorse in un articolato sistema di partenariato pubblico privato che coinvolga i Comuni, la Regione Toscana, la Diocesi di Lucca, gli attori del terzo settore e le Fondazioni bancarie.

Un’ampia alleanza faciliterà percorsi di innovazione e solidarietà per raggiungere i bisogni delle categorie più fragili che non riescono ad avere accesso in modo sufficientemente tempestivo agli strumenti predisposti da parte delle Istituzioni, per integrare gli strumenti istituzionali laddove non fossero sufficienti al bisogno identificato, per accompagnare le persone nel godimento delle misure e allo stesso tempo stimolare una transizione verso un modello di sviluppo più sostenibile.

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